La sofferenza del nostro pianeta non può essere più ignorata, e la tutela dell’ambiente è centrale nelle nuove strategie dell’industria cosmetica. Ma come riconoscere un’azienda che punta a prodotti sostenibili? Scopriamo insieme le chiavi per orientarsi nel mondo eco-friendly del beauty.

Ambiente chiama, settore beauty risponde: sempre più aziende di bellezza si evolvono secondo una declinazione ecosostenibile per rispondere alle esigenze del pianeta, la nostra Terra, sovraccarico di inquinamento e sprechi. Il futuro della cosmetica passa per la sostenibilità: nella grande sfida ecologica per salvare il mondo da un orizzonte di declino ambientale irreversibile. Le soluzioni a impatto zero diventano il traino di una nuova rivoluzione nella grande industria cosmetica. E noi consumatori siamo sempre più attenti a proteggere l’ambiente, di pari passo con il cuore di tanti brand che si fa sempre più green.

Bellezza sostenibile: come orientarsi su prodotti e aziende

Ma come orientarsi nell’universo dei prodotti di bellezza per scegliere quello davvero buono per l’ambiente? Il web è una preziosa fonte di informazioni, grazie a siti come  Pourfemme, da anni impegnato nella galassia della corretta informazione sul binomio cosmetica e sostenibilità, e che al link offre fondamentali consigli su come riconoscere un cosmetico bio e green nell’effervescente mondo del beauty. A partire dalle certificazioni e dalla lettura dell’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, Nomenclatura Internazionale degli Ingredienti Cosmetici), cioè la lista degli ingredienti dei cosmetici, elencati in ordine decrescente. E come riconoscere un’azienda davvero amica dell’ambiente? Ci sono almeno 4 aspetti che ci aiutano a capire, e non è solo questione di etichetta…

Bellezza sostenibile: a che punto siamo

La buona notizia è che il 46% degli italiani (circa uno su due) ritiene importantissimo l’aspetto sostenibilità quando si tratta di scegliere dove sottoporsi a un trattamento di bellezza. Un viaggio di sola andata verso la giusta consapevolezza e il cambiamento? Forse, si spera, ma è evidente che sempre più persone prestano maggiore attenzione alla scelta dei prodotti da inserire nella propria beauty routine. È questo il risultato di un sondaggio condotto da Treatwell e Uala, leader europeo nella prenotazione online di servizi wellness, che sembra restituire una fotografia promettente sul futuro.

La cattiva notizia, invece, è che la strada è ancora lunga per dirsi al riparo dai rischi e dagli effetti devastanti di un’industria non sempre in linea con gli imperativi legati al rispetto della Terra e dei suoi abitanti. Prodotti di largo utilizzo per la cura della pelle (come alcuni scrub) e il make-up possono contenere materie plastiche nocive per la salute dei consumatori e gli ecosistemi. Secondo l’indagine Greepeace “Il trucco c’è, ma non si vede”, la categoria che conta sulla maggiore presenza di ingredienti in plastica è quella dei mascara (90%), seguita da rossetti e lucidalabbra (85%), fondotinta (74%), illuminanti (69%) e ciprie (43%).

Aziende con certificazione B Corp

Il rispetto per l’ambiente è anche rispetto per l’uomo, ed è in quest’ottica che nasce il paradigma della certificazione B Corp. Le B Corporation sono aziende che formano una comunità di respiro globale con l’obiettivo di coniugare i benefici legati al business a quelli di natura sociale e ambientale. In questo approccio, gli affari diventano una forza trainante per un’industria cosmetica che va oltre il profitto economico, con la mission di assicurare un impatto positivo sull’ambiente, sui dipendenti e sulle società in cui opera. Brand come Davines e Herbaint fanno del trio bellezza-etica-sostenibilità una vera e propria filosofia aziendale.

Ingredienti sempre più bio: addio microplastiche

Sembra impossibile, ma una buona parte dell’inquinamento che avvelena il mondo è prodotto da particelle piccolissime, invisibili o quasi ad occhio nudo, ma che accumulate si traducono in una pericolosissima minaccia per l’ambiente. E provocano danni non solo al pianeta, ma anche all’uomo. Ecco perché la cosmetica punta con sempre più slancio verso la produzione di formule biodegradabili al 100%, senza microplastiche e con vesti alternative ma comunque capaci di mantenere intatte tutte le proprietà del prodotto. È qui che entra in gioco il fattore eco-compatibilità, che coinvolge l’intero ciclo produttivo con lo scopo di ottenere il minor impatto sull’ambiente, dalla riduzione delle emissioni inquinanti e della plastica all’uso delle fonti rinnovabili.

Dimmi qual è il tuo packaging e ti dirò chi sei…

Non è solo questione di etichetta, appunto: perché un’azienda sia sempre più amica dell’ambiente, e incrementi la sua anima green nel rispetto del pianeta e dei consumatori, non basta introdurre materie prime ecosostenibili. Anche il packaging ha il suo peso nell’impatto ambientale, perché tutto quello che è “confezione” poi diventa velocemente spazzatura e, nella maggior parte dei casi, rifiuto non riciclabile a causa della composizione e degli eccessivi costi. Per questo, aziende come Klorane, Sulapac, Bioclin e Yves Rocher investono importanti sforzi per abbattere l’uso di materiali non biodegradabili.

Eliminare completamente gli imballaggi, poi, è una delle frontiere in cui brand come Lush si sono avventurati con successo, proponendo la formula del naked packaging per cancellare definitivamente il potenziale nocivo e ingombrante del confezionamento.

Refill e beauty: il bello del “nudo” all’infinito

Con l’evoluzione in ottica “naked packaging” avanza il percorso del refill, un sistema intelligente che comporta la produzione di prodotti di skincare, haircare e make-up da ricaricare semplicemente sostituendo la parte interna dei flaconi. In questo modo, i contenitori possono essere usati per anni, senza doverli gettar via. È la filosofia di aziende come L’Occitane e Mugler, con le loro strategie ecosostenibili refillabili che comprendono prodotti skincare e profumi alla spina proposti in versione sfusa. Il bello del “nudo” all’infinito nel segno dell’amore per l’ambiente.

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