In caso di errore medico, chi deve provare la colpa in un caso di risarcimento?

A chi tocca provare la colpa in un caso di risarcimento per errore medico, al medico stesso che deve sostenere la sua estraneità o alla struttura nella quale lavora? La domanda non è banale e implica importanti ricadute. Secondo la recente legge Gelli, la struttura è responsabile direttamente di quanto avviene al suo interno e solo qualora ci sia una acclarata evidenza di imperizia e negligenza da parte del medico potrà rivalersi su di lui per gli eventuali risarcimenti riconosciuti al danneggiato. La corte di Cassazione, con una recente ordinanza stabilisce che l’onere della prova spetta alla struttura.

Scrive la suprema corte: «Non rientra nell’onere probatorio del chiamato l’onere di individuare precise cause di responsabilità della clinica in virtù delle quali l’azione di regresso non potesse essere, in tutto o in parte, accolta». In pratica, se la struttura sanitaria, in caso di una responsabilità solidale, agisce in regresso (facendo ricadere tutta la colpa sul medico), è lei a dover provare questa responsabilità esclusiva. Sembra qualcosa scritto solo per gli addetti ai lavori ma non è così, per tutti gli operatori sanitari che quotidianamente si trovano ad affrontare cause medico-legali spesso pretestuose (oltre il 90% si risolve in un proscioglimento) non è cosa da poco sapere che responsabilità e onere della prova nel caso di richiesta di rivalsa spettano solo alla struttura sanitaria e non ai professionisti.

Se anche tu sei stato vittima di un errore medico: raccontaci la tua storia.
Richiedi una consulenza gratuita o chiama il numero verde 800.700.802.

You May Also Like

About the Author: Redazione