Risarcimento record da parte del Tribunale di Torino, dottoressa in servizio presso la guardia medica di Porto Cervo condannata per negligenza medica. Ma vediamo i fatti: la sera del 25.8.2003 una donna si trovava a cena con il marito in un ristorante di Porto Cervo e dopo aver ingerito un pezzo di filetto di manzo, sentiva una fastidiosa sensazione come se il bolo si fosse fermato nell’esofago; data la persistenza del fastidio si recava presso la Guardia Medica di Porto Cervo dell’ASL di Olbia veniva, quindi, visitata dalla dr.ssa M.R. che emetteva diagnosi di “corpo estraneo (ossicino di carne) in gola” e procedeva a introdurre un sondino nasogastrico per cercare di spingere il bolo lungo l’esofago; tale operazione veniva ripetuta più volte energicamente e causava un violento dolore retrosternale;

Dopo un paio d’ore, stante il perdurare della sintomatologia, la donna si recava una seconda volta presso la Guardia Medica e veniva indirizzata al PS dell’Ospedale di Olbia ove era sottoposta a RX esofageo diretta e con gastrofin senza che però si evidenziasse la presenza di alcun corpo estraneo; A causa del persistere della sintomatologia la donna rientrava a Roma prima del previsto e si recava dal proprio medico curante che le prescriveva terapia di antibiotici e cortisone che non dava però alcun risultato;

In data 2.9.2003 veniva ricoverata presso l’Ospedale San Raffaele di Roma dove veniva posta diagnosi di “mediastinite, perforazione esofagea. In data 5.9.2003 era trasferita d’urgenza al PS del Policlinico Gemelli di Roma presso il quale veniva sottoposta a numerosi esami e poi a numerosi interventi chirurgici fino all’ottobre 2006; All’esito di tale iter clinico riportava gravi lesioni psico fisiche permanenti (esiti di pneumomedistino ed empiena pleurico, secondari a perforazione esofagea, trattati chirurgicamente; disfonia importante da emilaringe sinistro immobile; esiti cicatriziali permanenti a livello cervicale e addominale; stato depressivo reattivo) quantificate nella misura del 65 – 70%;

La responsabilità degli eventi dannosi lamentati era da attribuirsi alla condotta negligente, imprudente e imperita della dr.ssa M.R. che utilizzò impropriamente un sondino nasogastrico per disostruire l’esofago, danneggiando la mucosa esofagea e provocando delle lesioni della parete da cui scaturì la perforazione esofagea, nonché ai sanitari del PS di Olbia che omisero di effettuare le necessarie indagini endoscopiche e di indirizzare la paziente presso altre strutture per l’esecuzione delle stesse così impedendo l’individuazione delle lesioni esofagee prodotte dalla dr.ssa M.R. e la predisposizione di immediate cure che avrebbero evitato alla donna le gravissime conseguenze successivamente verificatesi.

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