Che cosa si intende per Sindrome di Asperger

La Sindrome di Asperger è una forma di autismo che coinvolge la socializzazione e le facoltà comunicative del soggetto compromettendole in maniera tale da isolarlo dal contesto che lo circonda.

Di probabile matrice genetica, questa malattia interessa la sfera psico-emotiva e comportamentale e provoca l’insorgenza di azioni stereotipate e ripetitive che caratterizzano l’esistenza del malato.
Chi soffre di questa sindrome perde progressivamente interesse per tutto quello che lo circonda, rendendolo indifferente ai rapporti interpersonali e solitamente concentrato soltanto su alcuni aspetti della propria vita.

Come si manifesta la Sindrome di Asperger

Pur manifestandosi con una sintomatologia più sfumata rispetto all’autismo, la Sindrome di Asperger condivide con esso alcuni caratteri che sono:

– difficoltà nei rapporti interpersonali;
– tendenza all’isolamento;
– problemi di comunicazione e di socializzazione;
– iperattività motoria caratterizzata da azioni ripetitive;
– incapacità di concentrazione;
– scarsa attenzione e limitatezza di interessi;
– irrequietezza e nervosismo;
– attacchi d’ansia;
– crisi depressive.

Quali sono le cause della Sindrome di Asperger

Definire con chiarezza quali sono le cause scatenanti di questa malattia è impossibile in quanto le numerose ricerche scientifiche effettuate in ambito clinico e comportamentale non hanno ottenuto alcun risultato certo.
Sembra comunque che alla base di tale disturbo possa esserci una mutazione genetica a carico del DNA (Acido Desossi-Ribo-Nucleico) che, nei soggetti malati, presenta una modificazione strutturale a livello del cromosoma 7. Esiste uno studio su gemelli monozigoti con alterazione del cromosoma 7 che risultano affetti dalla Sindrome di Asperger nel 88% dei casi.

Quali sono le principali manifestazioni della Sindrome di Asperger

Le principali manifestazioni della Sindrome di Asperger coinvolgono numerosi ambiti della personalità del soggetto, e precisamente:

– rapporti sociali;
– comunicazione verbale;
– comunicazione gestuale;
– attività motorie;
– dinamica comportamentale;
– interessi ed azioni.

Se fino a circa 2-3 anni d’età il bambino affetto da tale disturbo non mostra alcun segno di anomalie comportamentali, dopo il suo ingresso alla scuola materna ed ancor più dopo quello alla scuola elementare incominciano a manifestarsi alcuni comportamenti anomali e che suscitano interesse e curiosità. Il soggetto assume di solito un atteggiamento estremamente egocentrico ed auto referenziante, ama emettere giudizi su ogni argomento, si sente spesso superiore alla media e per questo viene considerato una specie di “professorino” poco simpatico e piuttosto arrogante.
Come conseguenza a questo loro comportamento, i malati di Sindrome di Asperger vengono progressivamente isolati dai coetanei, che provano un certo fastidio nei confronti della loro apparente superiorità; d’altra parte a questi soggetti non interessa minimamente instaurare alcun rapporto sociale poiché prediligono la solitudine e l’isolamento, essendo disinteressati nei confronti di qualsiasi relazione interpersonale.
La causa di tale atteggiamento è da ricercare nella totale incapacità di condivisione di ogni emozione, sottolineata anche dal tipo di linguaggio che appare monocorde, noioso e pedante.
Chi soffre della Sindrome di Asperger non è in grado di riconoscere l’ronia, il sarcasmo o lo scherzo poiché la sua sfera emotiva risulta menomata ed incapace di cogliere le variazioni di comportamento.
Dal punto di vista gestuale, il paziente è solito mostrare azioni ripetitive e spesso inutili, che si sente costretto ad eseguire con un ordine maniacale; si tratta di veri e propri riti dei quali non riesce a fare a meno e che gli consentono di allentare l’ansia che lo perseguita.
I loro movimenti sono di solito goffi ed incoordinati, anche perché condizionati dalla ripetitività delle azioni.
Il malato solitamente sviluppa interessi maniacali verso determinati argomenti, nei confronti dei quali possiede una conoscenza estremamente approfondita ed a cui dedica la maggior parte del tempo.
Intellettualmente i soggetti mostrano un Q.I. nella norma che in alcuni casi è addirittura sopra alla norma riguardo ad alcune discipline, come la statistica, la matematica e l’informatica; è risaputo che molti malati siano dotati della capacità di ricordare nozioni quasi enciclopediche.

Quando è necessario consultarsi con uno specialista

Il segnale più emblematico della Sindrome di Asperger si concretizza nell’incapacità di stabilire rapporti interpersonali e di interagire con i coetanei; in presenza di tale anomalo comportamento è necessario rivolgersi ad uno specialista che sia in grado di formulare una diagnosi.
Diagnosticare la Sindrome di Asperger presenta numerose difficoltà derivanti dalla concomitanza di molti sintomi comuni ad altri disturbi della sfera comportamentale; il presupposto fondamentale su cui fondare l’indagine clinica è quello di osservare, con attenzione e per un certo periodo di tempo, l’interazione del soggetto con altre persone sia famigliari che estranei. Esistono numerosi test che possono venire proposti e la cui utilità è rivolta all’acquisizione di nozioni sul linguaggio, sulla motricità, sulla comunicazione e sulla emotività del paziente. Dopo aver acquisito tutte le informazioni necessarie, lo specialista può arrivare ad una diagnosi.

Come si può intervenire nella Sindrome di Asperger

Partendo dal presupposto che una guarigione di tale disturbo è impossibile, si possono impostare degli schemi terapeutici volti a minimizzare l’impatto dei comportamenti devianti del paziente nei confronti di alcuni aspetti:
– contenere le manie e le ossessioni;
– migliorare le difficoltà nei rapporti interpersonali;
– potenziare l’aspetto comunicativo;
– minimizzare l’iperattività motoria e la ripetitività gestuale;
– controllare l’irrequietezza ed il nervosismo;
– diminuire lo stato d’ansia.
Si tratta di un percorso terapeutico d’equipe che può richiedere anche molto tempo e che non garantisce di raggiungere risultati soddisfacenti; ma l’educazione progressiva e graduale del soggetto a saper controllare certe sue manifestazioni rappresenta una conquista di notevole rilevanza.
In alcuni casi viene consigliata anche una terapia farmacologica stabilita dallo psichiatra in seguito ad una scrupolosa anamnesi del paziente; lo spettro di medicinali utilizzabili è molto ampio e comprende:
– antidepressivi, in particolare aripiprazolo indicato in presenza di stati maniaco-depressivi di pazienti adulti;
– farmaci per iperattività e deficit di attenzione, come guanfacina o risperidone;
– farmaci per i comportamenti ossessivi e la gestualità maniacale, come olanzapina;
– ansiolitici (benzodiazepine) o antidepressivi di ultima generazione (SSRI).
L’importanza di impiegare una terapia mirata alle singole esigenze del paziente rappresenta la condizione di base per riuscire a controllarne il comportamento, consentendo di vivere un’esistenza accettabile sia per lui stesso che per le persone che gli stanno accanto.

You May Also Like

About the Author: Redazione