Il campione è anche dentro la testa

Dal rugby al calcio, dalla pallavolo al basket, vediamo gli atleti di questi sport compiere prodezze incredibili e riuscire a volte a superare l’avversario per un dettaglio. Come si arriva a un tale livello? Allenamenti, alimentazione, cura dei dettagli e costanza sono sicuramente dei parametri fondamentali per raggiungere la forma fisica di Cristiano Ronaldo o di LeBron James. Pensare ad un tennista o a un calciatore, in grado di mantenere la concentrazione alta per ore, oppure un ginnasta, consapevole del fatto che anni e anni di sacrifici potrebbero volatilizzarsi con un errore di un centesimo di secondo, si evince direttamente quanto sia fondamentale il lavoro mentale. Oltre agli aspetti alimentari, cibi proteici e sani a colazione e un regime piuttosto attento a partire dalle ore serali, è un aspetto che sta diventando sempre più importante e riconosciuto, non è rara, infatti, da un po’ di anni a questa parte, la figura di “mental coach” o anche chiamato “motivatore” in italiano. Lo si è spesso detto ad esempio di José Mourinho, l’allenatore portoghese vincitore dello storico triplete con l’Inter nel 2010, un maestro nel creare giochi psicologici in cui aumenta e abbassa la tensione a seconda di ciò di cui ha bisogno dal singolo giocatore. Rimanendo in tema, la celebre rivista scientifica Focus ha in previsione uno studio da condurre sugli atleti che parteciperanno a Tokyo 2020 per capire cosa si cela dietro anni di fatica che culminano in un solo gesto, a volte anche di pochi secondi, concentrandosi in particolare su tre aspetti: movimento, esercizio muscolare ed esercizio mentale.

Aneddoti, grandi sacrifici e costanza

La vita di un campione è completamente dedicata al proprio sport, lo sanno bene compagne e compagni di questi sportivi, spesso costretti a dividersi fra allenamenti e maglie sudate anche in vacanza: è difatti fondamentale continuare l’attività fisica anche mentre si è in ferie, per non dover lavorare il doppio al ritorno dalle vacanze. Come dimenticare gli aneddoti che riguardavano Javier Zanetti, capace di portarsi le scarpe da corsa dappertutto, addirittura anche al giorno del suo matrimonio: il capitano, infatti, approfittò del ritardo degli invitati per l’inizio del banchetto nuziale per chiedere alla sua Paula il “permesso” per allontanarsi e correre. Ancora, a chi non è capitato di vedere la famiglia Ronaldo fare allenamento anche di domenica e condividere le proprie abitudini sui social. Il campione portoghese è un cultore della forma fisica e di tutti gli sport: ha una piscina a casa, gioca spessissimo a ping pong, fa stretching tre volte al giorno e non passa un giorno in cui non si alleni almeno due ore, dopotutto il corpo è il suo strumento di lavoro e pubblicizza il suo brand CR7 anche in questo modo. C’è sicuramente una differenza di approccio fra l’allenamento dei campioni degli sport di squadra e quello degli atleti degli sport singoli, ed è forse nel secondo caso dove la figura del mental coach diventa preponderante nel seguire l’atleta che non può mai contare sul supporto psicologico di altri compagni di squadra. Un esempio è il connubio che il giovane campione italiano di tennis ha con il suo allenatore Santopadre, spiegato in maniera molto interessante dall’intervista in cui il “coach” parla delle modalità di allenamento del tennista. Il ragazzo classe ‘96 è attualmente il numero otto dell’ATP mondiale e viene quotato a 67,00 da Betway fra i primi 12 del mondo per la possibile vittoria degli Australian Open 2020, un netto attestato di stima. Dalle parole dell’allenatore ed ex tennista Santopadre, sembra essere la serenità uno dei segreti di questi successi: infatti, afferma il coach, bisogna essere consapevoli allo stesso modo delle sconfitte e delle vittorie, senza ingigantire né le une né le altre, ma continuare a lavorare con entusiasmo. L’allenatore di Berrettini ha inoltre definito anche la grande importanza del riposo (off-season nel mondo del tennis), periodo fondamentale per ritrovare se stessi, i propri affetti e riposare il corpo, ma senza esagerare: le abitudini si prendono e si perdono molto facilmente.

Allenatore e motivatore: la figura del mental coach

Come dicevamo in precedenza, è da diversi anni che sta emergendo la figura di motivatore e di mental coach non soltanto nello sport, per quella che è considerata un’ulteriore opportunità lavorativa in un paese in crisi come l’Italia, che si assesta al terzo posto per percentuale di disoccupazione in Europa. Questa figura lavora all’ombra, quando i riflettori e le TV sugli atleti sono spenti: è lì che il mental coach interviene, archivia “errori” di approccio e di mentalità e crea situazioni per allenare gli aspetti carenti. Un famoso mental coach italiano, Nicola Zema, spiega che la partita più importante è quella che l’atleta gioca nella sua mente e l’errore più grande è quello di concentrarsi su avversario o attrezzo, non riuscendo così più a essere padrone e a “aggredire” la gara. Insomma il ruolo di un mental coach è quello di allontanare dalla mente dell’atleta tutte le possibili interferenze, che possono anche essere dei dissidi con i compagni di squadra: l’allenatore mentale lavora a “braccetto” con l’allenatore tecnico e con questo decide e applica strategie. Uno dei casi più celebri dell’influenza di un mental coach all’interno di una squadra di calcio è l’esperienza vincente dell’italiano Lattanzio, “mental training” di supporto prima a Fabio Capello quando allenava l’Inghilterra e poi del tecnico Mancini al City. Stando ai mental coach di tutto il mondo, l’atleta è diviso in quattro parti perfettamente proporzionali fra loro: aspetto tecnico, aspetto tattico, aspetto fisico e aspetto mentale. I primi tre aspetti non possono esistere né essere migliorati se non viene allenato il quarto aspetto, la condizione mentale.

Va da sé che la forza mentale diventa assolutamente preponderante rispetto al resto, quasi un fattore propedeutico per raggiungere i massimi risultati, ma questo, si sa, non vale solo nello sport.

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